"Il Quadro di Norma": un romanzo su Norma Cossetto, la giovane istriana simbolo della tragedia delle Foibe

6' di lettura 22/05/2022 - “Quel che è più inaccettabile, perché, in un certo senso, ancor piu’ grave del negazionismo, e frutto dell’incultura e dell’imbarbarimento stesso della nostra società, è sentir commentare la tragica vicenda di Norma Cossetto con espressioni del tipo “Beh, ma in fondo se l’è cercata…”! (di uso frequente, quando certa gente commenta i femminicidi odierni)”. Nella sede della Casa del Ricordo in Via San Teodoro, nei pressi del Circo Massimo, dove la Società di Studi Fiumani - Archivio - Museo storico di Fiume e l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia tengono viva la memoria dell’Esodo istriano, fiumano e dalmata (1945-1956) e della tragedia delle Foibe, è stato presentato il romanzo “Il Quadro di Norma”, di Giuseppina Mellace (Roma, Edicusano ed., 2022).

Il libro è dedicato alla storia di Norma Cossetto, la giovane istriana, nativa di Visinada (oggi Vizinada-Croazia), la cui vicenda è assurta un po’ a simbolo di tutta la tragedia delle stragi nelle Foibe: sterminio programmato avviato nell’autunno del ’43 in Istria e proseguito, dal maggio del ’45 in poi, a guerra finita, dai partigiani titoisti - con l’alibi della lotta antifascista – contro gli italiani di Venezia Giulia, Istria e Dalmazia.

Nel suo intervento, Donatella Schurzel (Vicepresidente del Comitato Nazionale dell’ANVGD) ha posto in evidenza la narrazione equilibrata, ricca di motivi storici e umani, presente nel libro di Giuseppina Mellace. Norma diventa il simbolo delle sofferenze patite in Istria da tante donne, uccise nelle Foibe o in altri barbari modi. Si tratta di un percorso di conoscenza della vita di una giovane donna istriana, uccisa per odio ideologico e in quanto italiana. Oggi che tanto si parla di femminicidio, la vicenda di Norma torna di attualità. Non si può tollerare la scusante che fosse figlia di un podestà fascista, poiché è stata uccisa e violentata con estrema violenza, senza pietà; e per tale assassinio, nessuno ha mai dovuto rendere conto alla giustizia.

Foibe: un massacro di massa scatenato da un micidiale “cocktail” di fanatismo comunista staliniano, intolleranza etnica e nazionalismo esasperato: “responsabile, in totale”, ha precisato Marino Micich, Direttore dell’Archivio - Museo Storico di Fiume, “di un numero di vittime italiane che gli storici stabiliscono da un minimo di 5.000 a un massimo di 10.000. In tali valutazioni vanno poi comprese anche le vittime nei campi di concentramento jugoslavi, o uccise in altri modi. Ma la cifra esatta delle vittime non la sapremo mai, soprattutto perché non era interesse della polizia segreta jugoslava documentare le stragi.

Sono passati oltre 75 anni da quegli avvenimenti ed è difficile poter indagare. C’è, comunque”, ha proseguito il Dott. Micich, “almeno una lista incompleta, relativa a Trieste e Gorizia, di circa 1260 vittime delle Foibe identificate, compilata a Trieste dal “Comitato recupero salme infoibati”, quando la città, dopo la fine della guerra, grazie agli Alleati diventò territorio libero. Mentre già nell’autunno del ’43, terminata (con la nascita della RSI e l’occupazione tedesca di tutta la zona del litorale adriatico, che ricacciò indietro le truppe partigiane) la prima ondata dei massacri nelle Foibe, c’era stata una relazione del Prefetto di Pola, Bilucaglia, che parlava di circa 365 vittime identificate; ma in quella prima fase possiamo stimarne, in tutta l’Istria, almeno 500/600. Spesso, nei pochi documenti di allora pervenutici, le vittime di sesso femminile, incredibilmente, non venivano neanche citate per nome (si scriveva, cioè, “la moglie di…”, “la figlia di…”). Sappiamo comunque con certezza che la repressione jugoslava uccise almeno 436 donne, gran parte di esse gettate nelle Foibe”.

Norma Cossetto (che, nel 2006, è stata insignita della medaglia d’oro al valor civile alla memoria), figlia di Giuseppe, podestà fascista locale, nata il 17 maggio 1920, viene trucidata, in quella che passerà sinistramente alla storia come la foiba di Villa Surani, nell’altro paese di Antignano, il 5 ottobre 1943. Non va dimenticato che i suoi aguzzini non erano solo slavi: tra loro c’erano anche alcuni italiani, membri dell’ “esercito di liberazione” titoista (circostanza, questa, poi puntualmente ripetutasi, in seguito, nell’eccidio di Porzus del febbraio ’45). A lei sono stati dedicati, pochi anni fa, il film “Rosso Istria”, di Maximiliano Hernando Bruno, prodotto dalla RAI - di cui è stata realizzata anche una versione ridotta, e meno impressionante come scene, per le scuole - e un libro a fumetti della casa editrice Ferrogallico (che da anni si dedica a far conoscere meglio personaggi ed episodi “scomodi” della storia contemporanea, dal “folle volo” suicida di Yukio Mishima a Tokyo nel novembre 1970 a quello che fu il primo delitto delle Brigate Rosse, l’uccisione di due attivisti missini a Padova, nel 1974).

”Ora – precisa l’autrice Giuseppina Mellace, scrittrice e studiosa di storia contemporanea -. ho voluto parlare di Norma in un romanzo in quanto mezzo di piu’ facile diffusione, capace di raggiungere un pubblico piu’ vasto di quello dei lettori d’un saggio storico. Già appena uscito, comunque, il mio romanzo non ha avuto vita facile, essendo il tema delle Foibe, nel Triveneto e in Croazia e non solo, ancora un tabu’, che troppi s’ostinano a tenere nascosto (quando non inveiscono apertamente contro chiunque osi parlarne dicendo la verità). Basti pensare che nel mio libro, dove la narrazione parte dalla scoperta d’un ritratto d’una donna che poi risulta essere appunto Norma, ho potuto dedicare, al nome dell’autore (trattandosi d’un quadro realmente eseguito a suo tempo), appena una riga in IV di copertina. Perché l’artista, ancora oggi, non vuol parlare tanto di questi temi, temendo fortemente per la vita dei familiari e sua”.

Marino Micich ha evidenziato l’importanza del Quartiere giuliano-dalmata di Roma come “Museo a cielo aperto”, che con molti edifici ricorda direttamente gli anni, immediatamente postbellici, dell’arrivo dei profughi giuliani, istriani e dalmati (ne vennero accolti, in tutta Roma, circa 10.000). E dove, negli ultimi anni, le varie realtà espressione dei reduci di allora –e specialmente l’Archivio – Museo storico di Fiume – hanno iniziato a installare, in memoria dei caduti, panchine ( di cui una, recentemente, dedicata proprio a Norma Cossetto), targhe, lapidi: come concreti strumenti di memoria cittadina.

“Negli ultimi anni, comunque”, conclude Micich, ”anche la sinistra ha iniziato ad affrontare, con un minimo di autocritica, il tema delle Foibe e dell’ Esodo; personaggi come Walter Veltroni e Luciano Violante, ci hanno anzi aiutato ad organizzare iniziative importanti”. La tendenza a minimìzzare, rimuovere o addirittura negare la realtà di queste tragedie, tuttavia, persiste ancora, in organizzazioni importanti (l’ANPI, ad esempio, da sempre su questi temi è schierata con Tito; chi scrive sa per certo che il suo sincero amico Alfonso Bartolini, Direttore responsabile di “Patria indipendente”, periodico dell’ Associazione, ora scomparso, personalmente sarebbe stato prontissimo a una discussione obbiettiva sul tema foibe, ma, ancora negli anni ’90, non poteva proprio farlo, sapendo che avrebbe scatenato, negli organismi direttivi, un oceano di furiose polemiche). “Mentre poco tempo fa – aggiunge Micich – una proposta della nostra associazione al Consiglio del Municipio Roma V di organizzare una serie di iniziative in memoria di Norma Cossetto è stata respinta: col voto determinante di un consigliere, Federico Auer, che l’ha bocciata con una serie di obiezioni pretestuose”.






Questo è un articolo pubblicato il 22-05-2022 alle 17:27 sul giornale del 23 maggio 2022 - 133 letture

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