Braccianti sfruttati nelle vigne di Gorizia e Udine, quattro arresti per caporalato

3' di lettura 24/02/2023 - La Guardia di Finanza di Gorizia ha arrestato quattro persone (tre rumeni e un moldavo) per il reato di intermediazione illecita e sfruttamento della manodopera, con le aggravanti della minaccia, del numero e della minore età dei lavoratori.

Parallelamente al provvedimento cautelare, è stata operata la perquisizione delle abitazioni e dei locali in uso agli indagati situati in provincia di Gorizia ed Udine, tra cui 3 dormitori presso i quali è stata riscontrata la presenza di 30 lavoratori di nazionalità rumena, tutti irregolari, tra cui due minorenni, alloggiati in condizioni igienico-sanitarie precarie ed ammassati in spazi non idonei in rapporto al numero di utilizzatori. Il gip del Tribunale di Gorizia ha convalidato i fermi disponendo la custodia cautelare in carcere per tre indagati e l'obbligo di dimora per il quarto.

L’indagine è scaturita da una segnalazione anonima al 117, nell’ambito della quale un cittadino rumeno ha riferito di un proprio connazionale scappato dal territorio goriziano perché oggetto per mesi, insieme a molti altri, di sfruttamento come bracciante agricolo da parte di un gruppo di caporali. Le Fiamme Gialle hanno quindi avviato le indagini, scoprendo che, effettivamente, a Romans d’Isonzo era presente un gruppo di soggetti che operando come veri e propri caporali impiegavano consistente manodopera agricola in condizioni di sfruttamento, distribuendola in diverse aziende agricole della zona dell’Alto Isontino e della Bassa Friulana per essere adibita alla potatura delle vigne.

Dalle indagini è emerso che a gestire l'attività criminale era un sodalizio composto da tre soggetti di nazionalità rumena e uno di nazionalità moldava, cui erano riconducibili una società con sede in provincia di Gorizia e una società di diritto rumeno, entrambe operanti nella fornitura di manodopera. Tali società disponevano di alcune decine di lavoratori di nazionalità per lo più rumena, impiegati in assenza di contratto come braccianti presso diverse aziende agricole della zona dell’Alto Isontino e della Bassa Friulana.

Secondo quanto ricostruito, i lavoratori venivano prelevati all’alba presso veri e propri dormitori messi a disposizione dalle due società e accompagnati nei luoghi di lavoro a bordo di pulmini condotti dai sodali, dove lavoravano con turni di circa 10 ore giornaliere. Alla sera i braccianti venivano nuovamente concentrati presso i dormitori, dove venivano rinchiusi a chiave in attesa della giornata successiva. Ai lavoratori era concesso, peraltro non sempre, un unico giorno di riposo, la domenica.

I braccianti sostenevano turni di lavoro massacranti a fronte di un salario irrisorio, dal quale peraltro venivano arbitrariamente decurtate dagli indagati le spese per vitto, alloggio e altri generi. I lavoratori erano inoltre tenuti in uno stato di semi-segregazione. Gli stessi hanno infatti dichiarato che non potevano uscire dai dormitori e hanno confermato di aver subito la sottrazione dei documenti di identità, inoltre erano continuamente minacciati di licenziamento dagli indagati.

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Questo è un articolo pubblicato il 24-02-2023 alle 11:51 sul giornale del 25 febbraio 2023 - 42 letture

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